Scende in campo, o meglio sul palco, un uomo per difendere le donne. Dalle violenze che subiscono dagli uomini. Dopo il #metoo arriva il #wetoo. E come? Con uno spettacolo teatrale scritto, diretto e interpretato da lui stesso.
“Passacaglia delle farfalle” si chiama lo spettacolo di e con Massimo Brusadin. In programma allo Spazio Lambrate di Milano dal 6 al 8 marzo (info: www.passacagliadellefarfalle.it. Offerta suggerita 15 euro. Inoltre, una parte del ricavato dello spettacolo andrà in beneficenza a favore di Scarpetta rossa Aps (scarpettarossa.it) un’associazione di promozione sociale contro la violenza di genere.

Cosa ha spinto Massimo Brusadin, 48 anni, attore e modello (www.massimobrusadin.it) a scrivere e recitare questo soggetto?
“Due fattori. Il primo è che ogni volta che guardo il telegiornale c’è una notizia sulla violenza ad una donna e mi sono domandato: perché le cose non cambiano? Anzi peggiorano”, spiega Brusadin. “Il secondo è che mentre preparavo un altro spettacolo mi hanno parlato di detenuti in carcere per violenze domestiche. E lì è scattata l’idea. Anche perché, di solito, negli spettacoli sulle violenze domestiche si legge solo un testo, si chiede un’offerta e tutto finisce lì. Invece, desideravo che lo spettatore tornasse a casa con la sensazione di aver ricevuto un violento pugno nello stomaco”.
Sulla scena due soggetti: marito e moglie. Quest’ultima sarà interpretata dall’attrice Martina Parri, con la quale Brusadin ha in passato frequentato un corso di approfondimento teatrale e che, secondo l’autore-attore, è anche la persona più adatta a questo ruolo.
Stefano Somalvico, compositore insieme a Paolo Pozzi del commento musicale che accompagna lo spettacolo, ci racconta che ha dovuto privare la performance di ogni necessità didascalica fino a far diventare il dialogo con la musica quasi sobrio, azione creativa, questa, in apparente contrasto con l’estetica fondante del gruppo di ricerca milanese Aion Project, (di cui fanno parte appunto Brusadin, Somalvico e Pozzi www.aionproject.it) che generalmente riferisce le sue performance alla sound art (esibizione di carattere spiccatamente improvvisativo con i suoni rielaborati dell’ambiente circostante).
Scelta indispensabile per lasciare all’azione scenica il compito di segnare il passaggio che il protagonista farà dalla quotidianità all’inferno. Una trama musicale, mix fra classica e moderna, che, nelle vesti di Caronte, accompagnerà verso l’inferno gli attori e gli spettatori, anche con l’ausilio delle luci di Amalia Parrotta.
Come si è sentito a interpretare il cattivo? Risponde Brusadin: “A interpretare il mostro, l’uomo diavolo, quando l’ho scritto mi sono sentito male tanto è vero che ho dovuto inserire parti di vissuto personale per renderlo “più umano”. Altrimenti parlando solo di violenza sarebbe diventato un testo “estremo”. Nell’interpretarlo, invece, è stata una bella lotta. Recitare un uomo violento, soprattutto per me che odio la violenza, è stato particolarmente difficile. Quando finisco le prove sono sempre provato e “a pezzi”. Lo spettacolo dura circa un’ora nella quale c’è un crescendo di violenza. Cresce fino a trasformarsi in follia. Tanto è vero che la coprotagonista è sbigottita, quasi incredula, perché si trova di fronte una persona che non riconosce, pur avendoci vissuto quotidianamente”.
Come si spiega, secondo lei, l’aumentare di violenza? “Un po’ perché se ne parla molto. C’è quasi un desiderio di emulazione. Se lo fanno in tanti lo posso fare anch’io”, spiega Brusadin. Che aggiunge: “La violenza si manifesta pian piano in piccole cose. Lamentandosi perché la moglie non mette a posto gli oggetti in casa come lui desidera o in generale perché non è come lui la vorrebbe. E le donne subiscono. Non ne parlano con nessuno, giustificano il marito o il fidanzato. In realtà è una escalation. Prima uno spintone, poi una sberla, poi una tirata di capelli, poi un pugno… La violenza spesso, ma non è un assioma, scaturisce in uomini che l’hanno subita durante l’infanzia o anche perché si vorrebbe essere diversi per se stessi e la propria donna, ma non ci si riesce”.
E allora ecco uno spettacolo a scopo benefico, che fa riflettere. Tutti. Uomini e donne indistintamente.

@Emma Franceschini